LE ORIGINI

 

Un interrogativo che non ha ancora trovato risposte definitive

riguarda la datazione dei primi insediamenti umani nel territorio

di S. Luca di Tribano,in quanto mancano le fonti scritte e, a

tutt’ oggi, nessun reperto archeologico è stato dissotterrato

nell’ area di questa piccola contrada della Bassa Padovana. Si può

credere al transito di cacciatori paleoveneti già stanziati sui Colli

Euganei. Oggi le  tracce di questi paleoveneti sono testimoniate dalle fotorilevazioni satellitari e dagli inequivocabili riscontri

sulle zone che gli agricoltori da sempre indicano con il nome di “vene sabbiose” o “brusaùre”.

Queste rotte e i “diversivi”, causato soprattutto dall’ Adige,per la sua considerevole portata d’ acqua,a più riprese depositarono sabbie ed altri materiali formando “motte” e tortuosi cordoni dossivi sopraelevati che si inoltravano fra gli acquitrini.

Per l’ antico cacciatore,costretto a muoversi fra terreni vallivi e macchie boscose, essi divennero le uniche vie di possibile transito e di provvisoria sosta. Ma con il trascorrere dei secoli la maggior parte di questi dossi furono trasformati in robuste arginature e comodi sentieri, nei pressi dei quali si insediarono le prime persone ormai non più nomadi. Ora alcune di quelle strade sono quelle che collegano i nostri paesi. A duemila anni fa risale invece l’ opera degli agrimensori mandati da Roma i quali, sfruttarono le sommarie sistemazioni agrarie nel frattempo attuale dai “Veneti”,le completarono con imponenti opere di bonifica, creando le “centuriazioni”. Divisero cioè i terreni in appezzamenti coltivabili di uguale superficie e li disposero in geometrica simmetria, assegnandoli poi a chi li poteva coltivare. L’ovvio incremento della popolazione vide sorgere nella campagna alcune Domus rurali affiancate da umili capanne, mentre nelle principali città s’ innalzavano palazzi, luoghi di culto, teatri,terme ad “immagine e somiglianza” della grande Roma.

Di questo grandioso evento, che ha completamente mutato l’assetto orografico dei suoli, determinando poi un sensibile sviluppo agrario e urbano, è rimasta memoria nei numerosi ritrovamenti archeologi che testimoniano gli usi e i costumi di  quelle antiche genti.In zona, fra i ritrovamenti più significativi val la pena di citare il grande monumento funebre della famiglia Romana dei Volumi, famosa per gli allevamenti di cavalli e trasferitasi da queste parti all’ epoca delle centuriazioni. È un monumento che risale al primo secolo d.C ed è stato ritrovato nei pressi di Vanzo.In altri luoghi abbiamo invece notizia del rinvenimento di “pesi da telaio”,”bolli laterizi” impressi dai fornaciai che fabbricavano coppi,embrici e mattoni,lacerti musivi di pavimenti a tessere bianche e nere, frammenti di anfore e vasi da cucina,fibule,monete e vari altri piccoli oggetti. Purtroppo accadde che la maggior parte di queste preziose testimonianze restino ignote per distrazione, incompetenza o noncuranza imputabile agli occasionali scopritori;ma esiste anche un fiorente e deprecabile mercato alimentatola “raccoglitori”di pochi scrupoli che a solo scopro di lucro setacciarono i terreni alla ricerca di questi antichi reperti. Con il crollo dell’ Impero Romano anche il nostro territorio cadde alla mercé di popoli nomadi calati d’oltralpe per saccheggiare e uccidere,costringendo le popolazioni impaurite a precipitosi esodi. E così ben presto sulla nostra fertile pianura tornò l’ incolto degli antichi tempi e, ancora una volta,riapparvero sempre più estesi  gli acquitrini  e ilo crescere disordinato di impenetrabili boscaglie ;ciò ridusse consapevolmente gli spazi coltivabili, creando una inesorabile regressione che durò alcuni secoli.

Una prima, timida ma significativa svolta positiva nell’ assetto delle nostre terre si verificò a partire dal954. In quell’ anno Armerico e Franca ,due coniugi di sangue imperiale, donarono al monastero della Santissima Trinità di Brondolo una loro estesa “corte” posta in Bagnoli, che interessava anche parte della nostra contada . Da allora ebbe avvio un’ incessante e duro lavoro di bonifica, mirato ad arginare il dissesto idrografico esistente, quale premessa per rendere coltivabile il maggior numero possibile di zone acquitrinose e boschive.

Si trattò di un impresa importante che,senza lesinare  uomini e risorse, continuò anche quando,nel 1449, la proprietà passò ai monaci veneziani di Santo Spirito.

 
                                                                                          Chiesa di San Luca