Tratto da: “LA CHIESA COME
SPOSA”
(pubblicazione
fatta in occasione della dedicazione della chiesa)
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Arcivescovo Vescovo di Padova |
Padova, 13 maggio 1997
Reverendo
e caro Parroco,
dilettissimi
fedeli,
la grazia e la pace del Signore Risorto sia con voi!
Il Sabato 28 giugno p.v. sarò fra voi per la solenne
Dedicazione della Chiesa parrocchiale. Un rito significativo e soprattutto un evento
importante per la vostra Comunità, perché la Chiesa edificio è il simbolo del
Popolo di Dio formato da “pietre vive e scelte” e il Tempio santo dove esso si
raduna per lodare il Signore e celebrare l’Eucaristia.
Sono particolarmente lieto di consacrare
la vostra nuova Chiesa, inaugurata 50 anni or sono, dopo che gli eventi bellici
dell’aprile 1945 avevano ridotto la precedente ad un cumulo di rovine. La
Dedicazione della Chiesa corona il costante impegno della Comunità e il vostro
cammino di crescita nella fede e nella testimonianza cristiana.
Questo avvenimento impegna tutti e
ciascuno, e in special modo le famiglie, a fare comunità e a stringersi a
Cristo, Pietra viva, per accogliere Lui, che è Parola che salva, la Verità che vi
fa liberi, il Pane che dà la Vita eterna.
E per seguire Lui, il Pastore e la
Guida della famiglia dei Figli di Dio, la porzione eletta del suo Popolo che
vive pellegrino in Gagnola.
Vi esorto pertanto a prepararvi intensamente a codesto evento di grazia, riflettendo sul senso d’essere Chiesa e la responsabilità di fare Chiesa per cooperare in modo rispondente alle esigenze dei tempi al compimento della missione salvifica di Cristo.
Con il fervido augurio che la vostra
antichissima Comunità cristiana riceva nuovo slancio e ravvivi l’impegno, vi
affido alla materna intercessione di Maria SS.ma Madre della Chiesa e al
Patrocinio dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo ai quali la Chiesa viene
dedicata e, in attesa d’incontrarvi, vi benedico confermandomi.
Vostro aff.mo in Cristo
Antonio Vescovo
UN SALUTO E UN AUGURIO
La nostra chiesa ha quasi 50 anni.
Tutti i sacerdoti che mi hanno
preceduto hanno dato il loro contributo nella costruzione della Chiesa, a
cominciare da don Carlo che l’ha edificata in quei lontani e difficili anni, e
poi don Giorgio, don Alessandro, don Paolo: di tutti ne resta il ricordo in
questo o in quel lavoro.
Insieme con i lavori materiali c’è
stato in tutti questi anni un intenso lavoro pastorale e spirituale che ha
permesso alla nostra chiesa di accogliere tra le sue mura una comunità
cristiana più matura nella sua esperienza di fede.
E’ toccato a me vivere il momento
della Dedicazione della nostra chiesa, momento costruito e desiderato da tutti i
miei confratelli parroci di Cagnola.
E’ insieme con loro che penso a questo momento che
non sarebbe stato possibile senza il loro apporto.
La Dedicazione della chiesa è il
momento in cui la comunità cristiana prende coscienza di aver bisogno di un
luogo dove essere se stessa perché in quel luogo si incontra Dio; perché in
quel luogo ci si sente tra fratelli e si è fratelli, perché in quel luogo ci si
sente a casa e quindi c’è spazio per la mia vita personale, per la mia vita
familiare, per la mia vita di lavoro e di relazione, per la mia vita
spirituale.
E la chiesa diventa il luogo dove
tutto questo lo posso prendere in mano e offrirlo a Dio, presentarlo a Dio, a
volte addirittura gettarglielo sulle spalle quando per noi il peso sembra
essere troppo grande.
Vorrei sottolineare un altro aspetto
in questo mio saluto: la nostra comunità che ha fatto della sua chiesa un punto
di riferimento e un elemento di unità, non certamente il più importante: il più
importante è e resta sempre il Cristo, ma neppure l’ultimo, perché non si deve
dimenticare che è pur sempre il luogo della presenza reale del Signore, che è
pur sempre il luogo della celebrazione della Liturgia che rende attuale la
persona e l’opera del Signore; la nostra comunità, dicevo, diventa segno dell’amore
di Dio per l’uomo, per ogni uomo, e diventa segno della Chiesa universale,
sacramento di salvezza per tutta l’umanità.
E infine l’augurio: se quello che
abbiamo presentato è la meta, molto è il cammino da compiere, ma non mancano le
forze e non manca mai la grazia del Signore.
In questo cammino il nostro zaino
deve essere pieno di spirito di servizio, esperienza di preghiera, accoglienza
e perdono, fraternità e cordialità.
Allora il cammino anche se duro e
faticoso, sarà dolce e sereno e la meta non ci sembrerà mai lontana.
Consacrazione:
il giorno delle nozze
In ogni S. Messa chiediamo a Dio che
accolga i doni che noi offriamo a Lui, perché diventino il dono che Egli fa di sè
a noi. Si tratta di rinnovare un Patto, un’Alleanza, un Matrimonio; ci vuole lo
scambio tra i due che si donano reciprocamente.
L’edificio della chiesa lo costruisce
il popolo cristiano, e forse per molti anni già lo frequenta e lo tratta ormai
come “sua casa spirituale”. Ma fino a quando non ne celebra la Consacrazione
manca qualcosa: il “sigillo” visibile, storico, pubblico da parte di Dio, il
Quale per così dire garantisce in modo definitivo e pieno che lo accetta, e lo
“dona e restituisce” al suo popolo come “casa comune della sua famiglia”, ossia
di Lui e di tutti i suoi figli.
Dentro la coscienza di ogni vero
credente avviene già questo scambio familiare di “dare-ricevere” rispetto a
Dio. Ma esso va espresso anche in modo esterno e da parte della comunità
intera; questa non è una semplice somma di individui solitari che hanno
familiarità con Dio (tanti singoli “io-io-io...”) , ma un unico vero grande
“noi” (“noi crediamo, noi amiamo, noi abitiamo la casa di Dio, noi siamo la sua
famiglia”...). Anzi, la Chiesa deve sentire la responsabilità di rappresentare
tutta l’umanità ed anche tutto l’universo materiale. In un paese, la chiesa
oltre il segnale che tutto il mondo e tutti gli uomini sono convocati da
lontano per farsi vicini e come condensati in modo vivo in un solo punto.
La Consacrazione di una chiesa
dovrebbe richiamare tutti a vivere questi significati, perché diventino vita
quotidiana di un paese cristiano. La Liturgia dà molta importanza alla
celebrazione e al ricordo di tale festività; la pone prima delle stesse feste
degli Apostoli, dei Martiri e dei santi... perché la Chiesa come famiglia
divina ,,”cede i singoli suoi membri. Ed applica ad essa i simboli contenuti
nel misterioso libro biblico dell’Apocalisse: la Chiesa è contemplata come una “Città
celate” (non quindi come semplice casa per una sola famiglia! ma come
abitazione universale dove si trovano insieme Dio, Angeli e Santi... e tutto
l’universo); una città però che “scende dal Cielo come sposa che celebra le
nozze”. Dunque: al tempo stesso Città e Sposa; massima ampiezza ed estensione,
e massima intimità e profondità. Come a dire che il mistero della Chiesa, ed
anche del suo simbolo che è l’edificio materiale che sta al centro di una
parrocchia, è qualcosa di grande che bisogna sempre scoprire da capo, che mai
si finirà di stimare.
Non basta nemmeno un rito, per quanto solenne, di Consacrazione a dire “amen” e ad esaurire la riflessione di fede sul suo profondo significato. La comunità cristiana deve considerare la festa della Consacrazione della chiesa un punto di partenza, più che di arrivo.
Mons. Luigi Sartori