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Tratto da: “LA CHIESA COME SPOSA”

(pubblicazione fatta in occasione della dedicazione della chiesa)

        

 

 

 ANTONIO MATTIAZZO

Arcivescovo

Vescovo di Padova

 

 

 

Padova, 13 maggio 1997

 

Reverendo e caro Parroco,

dilettissimi fedeli,

la grazia e la pace del Signore Risorto sia con voi!

 

Il Sabato 28 giugno p.v. sarò fra voi per la solenne Dedicazione della Chiesa parrocchiale. Un rito significativo e soprattutto un evento importante per la vostra Comunità, perché la Chiesa edificio è il simbolo del Popolo di Dio formato da “pietre vive e scelte” e il Tempio santo dove esso si raduna per lodare il Signore e celebrare l’Eucaristia.

Sono particolarmente lieto di consacrare la vostra nuova Chiesa, inaugurata 50 anni or sono, dopo che gli eventi bellici dell’aprile 1945 avevano ridotto la precedente ad un cumulo di rovine. La Dedicazione della Chiesa corona il costante impegno della Comunità e il vostro cammino di crescita nella fede e nella testimonianza cristiana.

Questo avvenimento impegna tutti e ciascuno, e in special modo le famiglie, a fare comunità e a stringersi a Cristo, Pietra viva, per accogliere Lui, che è Parola che salva, la Verità che vi fa liberi, il Pane che dà la Vita eterna.

E per seguire Lui, il Pastore e la Guida della famiglia dei Figli di Dio, la porzione eletta del suo Popolo che vive pellegrino in Gagnola.

 

Vi esorto pertanto a prepararvi intensamente a codesto evento di grazia, riflettendo sul senso d’essere Chiesa e la responsabilità di fare Chiesa per cooperare in modo rispondente alle esigenze dei tempi al compimento della missione salvifica di Cristo.

 

Con il fervido augurio che la vostra antichissima Comunità cristiana riceva nuovo slancio e ravvivi l’impegno, vi affido alla materna intercessione di Maria SS.ma Madre della Chiesa e al Patrocinio dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo ai quali la Chiesa viene dedicata e, in attesa d’incontrarvi, vi benedico confermandomi.

 

Vostro aff.mo in Cristo

*  Antonio Vescovo

 

 

 

 

UN SALUTO E UN AUGURIO

 

La nostra chiesa ha quasi 50 anni.

Tutti i sacerdoti che mi hanno preceduto hanno dato il loro contributo nella costruzione della Chiesa, a cominciare da don Carlo che l’ha edificata in quei lontani e difficili anni, e poi don Giorgio, don Alessandro, don Paolo: di tutti ne resta il ricordo in questo o in quel lavoro.

Insieme con i lavori materiali c’è stato in tutti questi anni un intenso lavoro pastorale e spirituale che ha permesso alla nostra chiesa di accogliere tra le sue mura una comunità cristiana più matura nella sua esperienza di fede.

E’ toccato a me vivere il momento della Dedicazione della nostra chiesa, momento costruito e desiderato da tutti i miei confratelli parroci di Cagnola.

E’ insieme con loro che penso a questo momento che non sarebbe stato possibile senza il loro apporto.

La Dedicazione della chiesa è il momento in cui la comunità cristiana prende coscienza di aver bisogno di un luogo dove essere se stessa perché in quel luogo si incontra Dio; perché in quel luogo ci si sente tra fratelli e si è fratelli, perché in quel luogo ci si sente a casa e quindi c’è spazio per la mia vita personale, per la mia vita familiare, per la mia vita di lavoro e di relazione, per la mia vita spirituale.

E la chiesa diventa il luogo dove tutto questo lo posso prendere in mano e offrirlo a Dio, presentarlo a Dio, a volte addirittura gettarglielo sulle spalle quando per noi il peso sembra essere troppo grande.

Vorrei sottolineare un altro aspetto in questo mio saluto: la nostra comunità che ha fatto della sua chiesa un punto di riferimento e un elemento di unità, non certamente il più importante: il più importante è e resta sempre il Cristo, ma neppure l’ultimo, perché non si deve dimenticare che è pur sempre il luogo della presenza reale del Signore, che è pur sempre il luogo della celebrazione della Liturgia che rende attuale la persona e l’opera del Signore; la nostra comunità, dicevo, diventa segno dell’amore di Dio per l’uomo, per ogni uomo, e diventa segno della Chiesa universale, sacramento di salvezza per tutta l’umanità.

E infine l’augurio: se quello che abbiamo presentato è la meta, molto è il cammino da compiere, ma non mancano le forze e non manca mai la grazia del Signore.

In questo cammino il nostro zaino deve essere pieno di spirito di servizio, esperienza di preghiera, accoglienza e perdono, fraternità e cordialità.

Allora il cammino anche se duro e faticoso, sarà dolce e sereno e la meta non ci sembrerà mai lontana.

 

Il parroco
Ballan Don Giulio

 

 

 

Consacrazione:

il giorno delle nozze

LA CHIESA COME SPOSA

 

In ogni S. Messa chiediamo a Dio che accolga i doni che noi offriamo a Lui, perché diventino il dono che Egli fa di sè a noi. Si tratta di rinnovare un Patto, un’Alleanza, un Matrimonio; ci vuole lo scambio tra i due che si donano reciprocamente.

L’edificio della chiesa lo costruisce il popolo cristiano, e forse per molti anni già lo frequenta e lo tratta ormai come “sua casa spirituale”. Ma fino a quando non ne celebra la Consacrazione manca qualcosa: il “sigillo” visibile, storico, pubblico da parte di Dio, il Quale per così dire garantisce in modo definitivo e pieno che lo accetta, e lo “dona e restituisce” al suo popolo come “casa comune della sua famiglia”, ossia di Lui e di tutti i suoi figli.

Dentro la coscienza di ogni vero credente avviene già questo scambio familiare di “dare-ricevere” rispetto a Dio. Ma esso va espresso anche in modo esterno e da parte della comunità intera; questa non è una semplice somma di individui solitari che hanno familiarità con Dio (tanti singoli “io-io-io...”) , ma un unico vero grande “noi” (“noi crediamo, noi amiamo, noi abitiamo la casa di Dio, noi siamo la sua famiglia”...). Anzi, la Chiesa deve sentire la responsabilità di rappresentare tutta l’umanità ed anche tutto l’universo materiale. In un paese, la chiesa oltre il segnale che tutto il mondo e tutti gli uomini sono convocati da lontano per farsi vicini e come condensati in modo vivo in un solo punto.

La Consacrazione di una chiesa dovrebbe richiamare tutti a vivere questi significati, perché diventino vita quotidiana di un paese cristiano. La Liturgia dà molta importanza alla celebrazione e al ricordo di tale festività; la pone prima delle stesse feste degli Apostoli, dei Martiri e dei santi... perché la Chiesa come famiglia divina ,,”cede i singoli suoi membri. Ed applica ad essa i simboli contenuti nel misterioso libro biblico dell’Apocalisse: la Chiesa è contemplata come una “Città celate” (non quindi come semplice casa per una sola famiglia! ma come abitazione universale dove si trovano insieme Dio, Angeli e Santi... e tutto l’universo); una città però che “scende dal Cielo come sposa che celebra le nozze”. Dunque: al tempo stesso Città e Sposa; massima ampiezza ed estensione, e massima intimità e profondità. Come a dire che il mistero della Chiesa, ed anche del suo simbolo che è l’edificio materiale che sta al centro di una parrocchia, è qualcosa di grande che bisogna sempre scoprire da capo, che mai si finirà di stimare.

Non basta nemmeno un rito, per quanto solenne, di Consacrazione a dire “amen” e ad esaurire la riflessione di fede sul suo profondo significato. La comunità cristiana deve considerare la festa della Consacrazione della chiesa un punto di partenza, più che di arrivo.

 

Mons. Luigi Sartori

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