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Il nuovo patronato di Crespano progettato per accogliere
CRESPANO DEL GRAPPA Più di mille persone hanno partecipato all’inaugurazione del nuovo patronato interamente biosostenibile della parrocchia di Crespano. Alla presenza del vescovo Antonio Mattiazzo centinaia di ragazzi hanno festeggiato assieme ai genitori il taglio del nastro del centro parrocchiale. Anche il vescovo si è complimentato con la parrocchia e il consiglio pastorale per una concezione architettonica veramente innovativa e concretamente attenta alla tutela dell’ambiente e all’uso razionale delle risorse naturali.
 
Adesso alla parrocchia di Crespano tocca la gestione quotidiana di questo piccolo gioiello di architettura ecocompatibile. «Crespano – dice l’arciprete don Francesco Mascotto – è una delle parrocchie della diocesi con il più alto numero di stranieri sotto i 18 anni: dovremo affrontare con tutta la comunità parrocchiale soprattutto l’integrazione dei bambini e dei ragazzi stranieri nella vita del patronato. Non è semplice cercare di integrare tanti ragazzi che vengono dai paesi più disparati, con culture, tradizioni e naturalmente religioni diverse. Spesso sono i genitori che faticano a integrarsi con le famiglie dei nostri ragazzi: anche per le questioni di ordinaria amministrazione il dialogo non è semplice. Per abitare e vivere un centro di aggregazione di ispirazione cattolica ci vogliono però delle regole di comportamento comuni. Cercheremo di farle comprendere nel rispetto delle diverse sensibilità».
 
La comunità di stranieri presente a Crespano è forse un po’ chiusa in se stessa?
«Non direi, è questione di stabilire più punti d’incontro possibili. A settembre, in rete con l’amministrazione locale e il mondo della scuola, che quotidianamente si occupa dei problemi dell’integrazione, vogliamo organizzare una tavola rotonda con le famiglie dei ragazzi stranieri. Un modo per capirsi e spiegarsi sulle regole di vita comune che vogliamo mantenere nel patronato».
 
Molto spesso l’integrazione più complicata è quella tra genitori più che tra ragazzi?
«Certamente. Da noi ci sono ragazzi marocchini, macedoni, croati, la maggior parte è di religione musulmana. Anche il solo fatto che il parroco sia la figura di riferimento del patronato e quindi sia anche il responsabile della vita associativa è una questione da far capire loro. Ripeto: sono piuttosto i genitori restii a interfacciarsi. I ragazzi sono più immediati… La sfida è aprire un dialogo con loro».
 
Con la seconda generazione di famiglie straniere nel nostro paese cambia anche il tessuto delle relazioni sociali nei patronati?
«Il 16-18 per cento della popolazione di Crespano è straniera: le famiglie di immigrati sono qui ormai da più di una decina d’anni, sanno bene l’italiano, sono ben integrati, ma faticano ancora ad accettare alcune regole di convivenza, soprattutto nei luoghi di aggregazione dei ragazzi e dei giovanissimi».
 
Vista da fuori comunque Crespano sembra davvero una comunità parrocchiale molto coesa.
«C’è grandissima solidarietà all’interno della parrocchia, la costruzione del patronato poi ha dato ancora più vigore alla vita della comunità. Tutti hanno dato una mano nei limiti del possibile per il nuovo centro: l’artigiano, l’elettricista, il muratore. E poi molti hanno dato tanto anche in termini economici… Una solidarietà e una vicinanza davvero splendide».
 
Qualche esempio?
«L’impresa di costruzioni non ci fa pressioni: “Via via che avete i soldi – hanno detto – ce li date”. Con il fondo della parrocchia abbiamo dunque dato priorità ad artigiani, serramentisti, idraulici. Ma gli stessi parrocchiani ci hanno dato aiuti davvero consistenti».
 
In che modo?
«Prestiti “gentili”. Un centinaio di parrocchiani ha offerto qualche migliaio di euro, e si parla di famiglie normali. Alcune persone hanno dato più di cinquanta mila euro. Una pensionata centomila. “Per i bambini del paese” hanno detto…».
Luigi Marcadella