Black Swan

 

Chi è attratto dalle atmosfere soprannaturali tinte di giallo e in cui lo spettatore è “invitato” a metterci del suo per distinguere ciò che è reale da ciò che è immaginario (tipo “The Others”, un grande successo di Nicole Kidman) si troverà a proprio agio con “Black Swan” (“Il cigno nero”) di Darren Aronofsky.
 
Il film, il cui progetto aveva già avuto un avvio all'inizio del 2007 per poi subire una pausa di ripensamento durante la quale, tra l'altro, il regista ha ottenuto successo di critica e di pubblico (il suo "The Wrestler," ha vinto il Leone d'Oro due anni fa) racconta la storia di una ballerina di danza classica (Natalie Portman) che, dopo aver sudato le proverbiali “sette camicie”, riesce ad ottenere la parte principale ne “Il lago dei cigni” di Tchaickovskji. Da qui scaturisce una situazione di competitività con una rivale, reale o immaginaria, che si avvolge in una spirale crescente di tensione man mano che ci si avvicina al debutto e che, ovviamente, raggiunge il suo culmine il giorno della prima.
 
Una delle cifre “stilistiche” di Aronofsky è il suo essere eccessivo, l'uso della mano pesante che personalmente non ce lo ha fatto apprezzare più di tanto in The Wrestler". La cosa, come paventavamo, si ripete qui sebbene “addolcita” (si fa per dire) dall'ambientazione della storia. Se a ciò si aggiunge una certa scontatezza nello svolgimento dei diversi snodi narrativi, si capisce come, nonostante i pregi non manchino (a cominciare dalla stessa interpretazione della Portman) il giudizio non possa essere del tutto positivo.
 
 
Maurizio Galdiolo